La trasformazione digitale nella Pubblica Amministrazione, e in particolare nel mondo universitario, non è solo una questione tecnologica. È un percorso fatto di scelte strategiche, continuità operativa, competenze e partner affidabili.
Un esempio concreto arriva dall’esperienza dell’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli, protagonista di un caso studio presentato durante il Red Hat Summit Connect di novembre 2025, realizzato insieme a Plurimedia e basato sulle tecnologie Red Hat.
In questo articolo raccontiamo il progetto non come una semplice migrazione infrastrutturale, ma come un percorso di evoluzione che guarda al futuro dello sviluppo software, della gestione dei servizi IT e dell’innovazione in ambito accademico.
Un ateneo giovane, distribuito e complesso
L’Università della Campania Luigi Vanvitelli nasce negli anni ’90 dallo scorporo della Facoltà di Medicina dell’Università Federico II di Napoli e del relativo Policlinico. Nel tempo, però, l’ateneo ha ampliato in modo significativo la propria offerta formativa, fino a diventare una università generalista con ben 16 dipartimenti, di cui:
- 7 di area medica;
- 9 relativi agli ambiti dell’architettura, economia, giurisprudenza, lettere e beni culturali, ingegneria, matematica e fisica, psicologia, scienze politiche, scienze e tecnologie ambientali, biologiche e farmaceutiche.
Una delle caratteristiche distintive dell’ateneo è la sua distribuzione capillare sul territorio campano, con sedi dislocate in più province. Questo elemento, che rappresenta un grande valore in termini di prossimità e radicamento territoriale, introduce anche una notevole complessità nella gestione dell’infrastruttura IT.
Il caso studio
Dal punto di vista tecnologico, l’università disponeva già di un’infrastruttura di virtualizzazione basata su Red Hat Virtualization, affiancata da un secondo ambiente eterogeneo.
Il bisogno non era “ripartire da zero”, ma evolvere, mantenendo la continuità operativa, valorizzando il know-how interno già presente e preparando l’infrastruttura a modelli di sviluppo più moderni
La domanda chiave non era solo “come migriamo?”, ma soprattutto “come costruiamo una piattaforma pronta per il futuro?”.
È in questo contesto che l’Università ha scelto di adottare Red Hat OpenShift come nuova piattaforma di riferimento. Una scelta che va ben oltre il semplice consolidamento infrastrutturale.
OpenShift ha permesso di:
- migrare e consolidare più ambienti di virtualizzazione in un’unica architettura supportata
- introdurre un modello cloud-native capace di convivere con i carichi esistenti
- aprire la strada a pratiche di Continuous Integration e Continuous Delivery (CI/CD)
- aumentare il throughput dei team di sviluppo interni, riducendo tempi di rilascio e distribuzione del software
Per un ateneo che sviluppa internamente una parte significativa delle proprie applicazioni, questo significa maggiore autonomia, più velocità e più qualità.
Uno degli aspetti più interessanti del progetto è la sua visione prospettica.
La nuova piattaforma non è stata pensata solo per risolvere esigenze attuali, ma come fondazione tecnologica per nuovi servizi digitali per studenti, docenti e personale, modelli di sviluppo software più efficienti e sperimentazioni future, inclusi ambiti come l’intelligenza artificiale.
In un contesto universitario, dove la protezione dei dati e la compliance sono elementi critici, l’utilizzo di tecnologie enterprise open source supportate come quelle di Red Hat rappresenta una garanzia importante.
Il ruolo del partner: perché Plurimedia
La tecnologia, da sola, non basta. Un progetto di questa portata richiede un partner in grado di affiancare l’organizzazione nel tempo, parlando il linguaggio della PA e comprendendo le specificità del mondo universitario.
Plurimedia collabora da anni con gli atenei, anche grazie al contratto CRUI - Red Hat, che consente alle Università di semplificare le procedure amministrative e accedere a condizioni economiche ottimizzate.
Ma il vero valore aggiunto è stato il metodo di lavoro.
Questo progetto rappresenta un'applicazione concreta di una metodologia progettuale sviluppata da Plurimedia dialogando con diversi atenei italiani e implementata con l’Università Vanvitelli.
Un metodo che prevede:
- analisi approfondita del contesto e delle esigenze
- affiancamento continuo al team IT interno
- formazione e training on the job
- consulenza architetturale e tecnologica
- supporto operativo sulle piattaforme Red Hat
Il risultato non è stato solo un progetto, ma un percorso condiviso, oggi in piena evoluzione e pronto ad essere replicato anche in altri contesti universitari.
Dal punto di vista dell’ateneo, i benefici sono già evidenti:
- consolidamento infrastrutturale
- maggiore standardizzazione
- piattaforma pronta per lo sviluppo moderno
- riduzione della complessità operativa
- maggiore controllo su rilasci e ambienti applicativi
Dal punto di vista di Plurimedia, questo caso studio rappresenta una referenza strategica, che dimostra come un approccio strutturato e orientato al lungo periodo possa fare la differenza nei progetti complessi.
Il progetto non si ferma qui
La roadmap condivisa tra Università della Campania Luigi Vanvitelli e Plurimedia prevede l’evoluzione continua della piattaforma, l’estensione dei modelli DevOps e l’esplorazione di nuovi servizi digitali.
In un mondo universitario sempre più chiamato a essere agile, digitale e sicuro, investire oggi in una piattaforma solida come Red Hat OpenShift significa prepararsi alle sfide di domani.
Questo caso studio dimostra come la trasformazione digitale, anche nella Pubblica Amministrazione e nel mondo universitario, possa essere affrontata con successo quando:
- la tecnologia è una scelta strategica
- il partner è parte del percorso
- la visione guarda oltre l’immediato
Per Plurimedia, lavorare al fianco dell’Università della Campania Luigi Vanvitelli significa contribuire concretamente all’innovazione del sistema universitario italiano, valorizzando le tecnologie Red Hat e costruendo soluzioni sostenibili, scalabili e orientate al futuro.
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